Non vedere ad un palmo dal naso.

Analfabetismo funzionale e Social Network

Tutti, o più o meno tutti, sappiamo bene la definizione di analfabeta, ovvero il termine che indica l’incapacità di un individuo di leggere e far di conto, dovuta a una mancata istruzione a riguardo o a poca pratica.
Se a questo termine si aggiunge però la parolina “funzionale”, ci ritroviamo davanti a un termine con un significato ben diverso. Quando parliamo di “analfabetismo funzionale”, non ci riferiamo a un’incapacità assoluta, in quanto la persona definita analfabeta funzionale potrebbe tranquillamente essere istruita e avere le competenze base per capire le cose. Ci riferiamo a un’individuo che nonostante le competenze, non riesce ad utilizzarle in maniera utile ed ottimale.

L’Unesco ha definito che quando parliamo di l’analfabetismo funzionale o illetteratismo ci riferiamo alla “condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obbiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

Nell’epoca dei social e del web, gli analfabeti funzionali appaiono ancor più svantaggiati.

Il bombardamento di notizie e informazioni quotidiane a cui possiamo accedere, diciamolo, è davvero tanto per tutti. Qualsiasi mente capace di razionalizzare adeguatamente e dotato di capacità critica, potrebbe potenzialmente rischiare il “sovraccarico”. Nonostante ciò la nostra mente è in grado di filtrare in maniera più o meno adeguata le informazioni e le notizie che riceve.
Ma cosa succede quando questo filtraggio non avviene? Il fenomeno della disinformazione oggigiorno è tranquillamente collegabile all’analfabetismo funzionale. Quando manca la comprensione del testo, tendenzialmente manca anche la capacità di avere una critica e un giudizio, distaccati e obettivi.

È un fenomeno che all’apparenza potrebbe far pensare “sti cazzi sono cavoli di chi non capisce, io il testo lo capisco e i filtri alle informazioni li so mettere ed utilizzare” ma in realtà è un problema che ha un’ampia ripercussione sulla sfera sociale.

Secondo alcuni report del 2016 in Italia gli analfabeti funzionali sarebbero circa il 28% della popolazione compresa tra i 16 e i 65 anni. Sembrano pochi? Sono già abbastanza per allarmarsi.

Nell’epoca dei social e dell’utilizzo frenetico del web, dove le informazioni sono tante e circolano raggiungendo masse di persone. La diffusione di false informazioni, fuorvianti e devianti, alcune anche portatrici di pregiudizi verso determinate categorie di persone hanno avuto ripercussioni sociali drammatiche, accrescendo atteggiamenti discriminatori ed emarginanti nei confronti di quest’ultimi.

La correlazione tra analfabetismo funzionale e social network è lampante. Per fare un’esempio pratico possiamo citare il meccanismo psicologico dell’oggettivazione. Un meccanismo che (in maniera molto, molto semplice) porta a comportarsi privi di codice morale e a perdere di vista il fatto che dall’altra parte dello schermo c’è una persona con sentimenti ed emozioni. Si adotta così un pensiero che è alla base dello stereotipo e che se adottato per tanto tempo potrebbe farci perdere le nostre capacità di critica. Un articolo del 2019 del sole 24ore, fa notare come la crescita di partecipazione, scrittura e interazione sul web non vada a  di pari passo con un miglioramento delle capacità di comprensione del testo, nel senso di interpretarlo, di saper leggere fra le righe elaborando delle conclusioni proprie.

Un’altra interessante declinazione dell’analfabetismo funzionale è sicuramente quello “di ritorno”, dove le capacità critiche e di pensiero vengono perse per mancanza di pratica e di esercizio nel tempo.

Se non si possiedono i mezzi o meglio non si sanno utilizzare le proprie capacità critiche e razionali potremmo incappare nello sbaglio di pensarci liberi, quando in realtà non lo siamo.

Siamo realmente liberi (-forse, perché chi sono io per dirlo?-) quando siamo almeno capaci di capire cosa è giusto e sbagliato e quando siamo consapevoli delle conseguenze e delle responsabilità che hanno le nostre azioni. Quando applichiamo la pratica e utilizziamo bene la teoria, anche nella vita vera e non solo tra i banchi di scuola allora forse potremmo definirci sia alfabeti, che funzionali.

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