Delicate Resilienze

Assorbiamo gli urti senza romperci 

La parola resilienza ormai è comunemente usata nel nostro vocabolario. È una parola associata al mondo femminile, anche per l’etimologia della parola stessa. Il significato generico della parola indica la capacità di un materiale di assorbire un’urto senza rompersi. In psicologia, è intesa come la capacità di un individuo di superare e affrontare un evento difficile o traumatico

La resilienza è un tratto caratteriale, chi possiede questo tratto tende a reagire in maniera attiva agli eventi della vita. Associata anche alla perseveranza, alla creatività e all’empatia, è un tratto che mette in moto un meccanismo che attiva il pensiero creativo. Tutto viene messo in “valigia” e portato dietro come bagaglio personale. 

È normale nella sofferenza e nel dolore non riuscire a individuare i punti di forza che permettono un’evoluzione della situazione che stiamo vivendo in quel momento. 

La resilienza è un meccanismo che ci permette di porci in maniera attiva rispetto al mondo esterno, ci rende in grado di essere fautori e artefici della nostra vita, nonostante gli eventi non programmati che possono travolgerci. E che siamo costretti ad affrontare. 

“Solo chi non fa niente, avrà una vita senza sofferenze” 

Molta gente confonde il vivere con il sopravvivere. Il vivere è sicuramente più impegnativo, ma al tempo stesso è anche più gratificante. Non bisognerebbe farsi bloccare dalla paura di essere feriti per vivere veramente. 

Ma cosa c’entra tutto questo con la resilienza? 

Il vivere è uno dei motori principali della resilienza. Quando viviamo è tutto molto più intenso, anche le cose più semplici e banali. Inevitabilmente però, chi vive si espone di più agli urti della vita stessa.

Quando decidiamo di vivere e non di sopravvivere, ci assumiamo più rischio, diventiamo più vulnerabili. Per vivere veramente bisogna essere coraggiosi e avere una gran forza emozionale, che ci permetta di proteggerci dalle “facciate” che potremmo prendere dal “mondo esterno”.

Sfortunatamente per noi, queste metaforiche facciate spesso siamo proprio noi stessi a crearle e ad “auto-crearci” le pressioni peggiori. Convertiamo le aspettative esterne in pressioni che si trasformano in veri e propri “mostri mentali”. A volte rischiamo di essere illusi, perfezionisti e ci creiamo dei film mentali incompatibili con la realtà che ci rendono quasi sempre infelici. Una vita vissuta dignitosamente è in automatico una vita autentica. Per essere autentici bisogna avere consapevolezza della realtà e coerenza nel realizzare i propri sogni, senza lasciarci influenzare dalle aspettative che gli altri hanno su di noi. 

“Non far caso a me, io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti, dove tu disegni confini.”

È uno degli aforismi che più mi hanno fatto riflettere, appartiene a un personaggio della storia ormai diventato mainstream, ma che da sempre affascina e ispira generazioni di donne. Personaggio resiliente per eccellenza, Frida Kahlo trasforma le bruttezze che la vita gli dona in arte piena di vita, piena di emozione, di pensieri. 

Nel 1925 durante un viaggio in autobus Frida rimane vittima di un incidente in cui riportò delle gravi fratture al bacino. Nonostante l’incidente che la costringe a letto, Frida continua a vivere la sua vita e le sue passioni. I genitori di Frida fecero installare uno specchio sul soffitto del suo letto, in modo da specchiarsi e vedersi: inizia così la sua lunga serie di autoritratti. Il rapporto ossessivo e difficile con il suo corpo martoriato è peculiarità di uno degli aspetti creativi e artistici di Frida, poiché sposta l’attenzione sul corpo femminile non più distorto dall’ottica maschile. 

Quando mi soffermo sul concetto di resilienza inevitabilmente lo associo alla donna, alla rinascita, all’uscita da un tunnel caratterizzato da brutte sensazioni, esperienze ed emozioni negative. 

Metaforicamente la resilienza è la primavera che sboccia e fiorisce dopo l’inverno. La resilienza associata alla figura femminile, è simbolo di perseveranza e protezione. La donna, destinata a cercare la luce anche nei luoghi più bui e dopo i temporali più duri.

Ma la resilienza è sempre sinonimo di perseveranza?

No, esiste una resilienza pericolosa di cui noi donne (tendenzialmente) siamo inconsciamente infette, quella che ci spinge a vedere il buono, a volte anche dove non c’è. È una resilienza tossica, che influisce sul nostro stato emotivo e che non è sicuramente sinonimo di ricostruzione. Come spesso ribadisco, cambia solo chi ha la volontà di farlo e non si cambia per qualcuno. 

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