Meditare: la via del fare è l’essere

Meditare è un’abilità che deve essere coltivata con pratica costante, e non c’è miglior modo di scoprire cos’è se non praticandola tutti i giorni.


“La via del fare è l’essere” -Lao Tzu.


La meditazione aiuta a domare l’ego, l’insaziabile massa di pensieri che avvolge la mente e impedisce di avere chiarezza e lucidità per affrontare consapevolmente ogni giorno.

Ekhart Tolle, autore del famoso bestseller il “Potere di adesso”, sostiene che la meditazione permette di raggiungere una dimensione trascendente, senza forma fisica e psicologica; “è la via con cui si conosce la dimensione pura che esiste dietro a innumerevoli pensieri, ricordi, ambizioni, che altro non sono che il chiacchiericcio quotidiano che intratteniamo con noi stessi, con cui spesso ci si identifica”. Noi non siamo il nostro pensiero.
“Se si smettesse di pensare per tre secondi, la mente non ci sarebbe, ma rimarrebbe la coscienza pura e senza forma”.


Su cosa si medita?


La risposta potrebbe essere “su niente”; ma il “niente” è un pensiero concettualizzato, per cui effettivamente si pensa a qualcosa.

Per cominciare si potrebbe semplicemente sedere comodamente su un cuscino, dopo qualche minuto di stretching, per rilassare e distendere i muscoli. E’ utile tenere il tempo (inizialmente si può iniziare con cinque minuti): le spalle sono aperte e larghe, la testa all’insù, le gambe incrociate nella posizione del fiore di loto. Siate soprattutto comodi, leggeri, e rilassati. Focalizzatevi su un punto, l’addome, e sulla frequenza costante con cui si ripete il movimento ad ogni respiro. Il respiro deve essere lento e profondo (mentre espirate e inspirate, contate fino a dieci per ogni respiro). Noterete che la testa viene pervasa da pensieri; accettateli, osservateli, cercando di non scacciarli: se un pensiero vi interrompe prima dei dieci secondi, prendetene nota e ricominciate la respirazione, e a contare; mantenete tutta la vostra attenzione sul respiro e il movimento.


Meditare é l’abilità di distogliere la consapevolezza dall’attività mentale, creando uno spazio senza mente in cui si è fortemente presenti e consapevoli di non pensare.


Quali sono i benefici di quest’arte?


Uno dei benefici che emerge dall’arte della meditazione è il raggiungimento di una quiete che permette di allontanare, nel frattempo, cause di malessere, ansia o stress.

Ci si concentra di più sulle proprie azioni e sulle proprie intenzioni, con il relativo risultato di non essere più guidati dalle circostanze esterne ma di essere i padroni di ciò facciamo: la via del fare è l’essere.


In oriente la meditazione è una pratica profondamente radicata nella storia, e strettamente connessa alla dimensione religiosa- spirituale. Solo recentemente è stata esportata anche in occidente, sradicata dal suo contesto filosofico-spirituale, e rivisitata in senso più laico. Google, Apple, Atrazeneca, HubSpot, Nike e molte altre aziende hanno incluso nella propria politica del lavoro, un approccio alla meditazione che rende concreti i benefici che ne derivano, adibendo sale di meditazione, corsi settimanali, e classi di yoga.


Altri effetti benefici su corpo e mente di una pratica costante della meditazione sono:
1. Un respiro regolare e corretto che permette di incanalare energie.
2. Ripresa del contatto con il corpo: saper ascoltare le sensazioni del proprio corpo, essere padroni dei movimenti.
3. Abbassamento della pressione: i vasi sanguigni si rilassano, permettendo un più rapido ricircolo del sangue.
4. Rallentamento del processo di invecchiamento delle cellule.
5. Miglioramento di concentrazione e memoria.
6. Riduzione del dolore fisico, e della percezione soggettiva della sofferenza.
7. Miglioramento del tono dell’umore.
8. Maggiore compassione e gentilezza verso il prossimo.
9. Sviluppo del pensiero creativo, divergente (creare nuove idee) e convergente (capacità di problem-solving).
10. Ottimo rimedio alla depressione.


“Inizialmente ero scettico sulla meditazione e, più in generale sulla dimensione olistica, ma col tempo sono entrato nell’ottica giusta. Ho cominciato con la meditazione guidata: mi veniva detto cosa fare e seguivo la voce. Mi sono sentito un po’ Daniel San in Karate Kid: il maestro inizialmente gli faceva fare cose che apparentemente sembravano aver niente a che fare con il vero obiettivo; col tempo Daniel San si è reso conto che nulla era stato fatto senza un motivo.”

Manuel è un ragazzo di 26 anni. Un anno e mezzo fa si è approcciato all’arte della meditazione come rimedio all’ansia e allo stress. Ora la pratica tutti i giorni, nei più disparati momenti: “Alle prime armi ero molto didattico, programmando i momenti della giornata da dedicare alla respirazione Pranayama, seduto nella classica posizione del loto. Adesso medito anche nei momenti più disparati, senza quasi rendermene conto.”


Osho ben sa che quando si attinge a quelle poche gocce di nettare, nasce l’aspirazione ad andare più in profondità. Con la pratica costante dell’arte di distaccarsi dalla mente, di non farsi coinvolgere dai pensieri, si riversa in sé un più alto volume di meditazione. Una volta superato il lato “didattico”, verrà naturale la pratica, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.


Quale tecnica di meditazione prediligi?
“Anche io mi siedo nella posizione del loto, al riparo da rumori e distrazioni, e mi concentro sul respiro. Ma poi attuo la mindfullness. Piano piano, dopo aver rivolto la concentrazione sul respiro, sposto l’attenzione sui miei pensieri: li osservo mentre ronzano, con uno spirito acritico, quasi distaccato, senza dare un peso emotivo; quello è l’intento, ma non sempre si riesce. Con una pratica costante diventi consapevole. A quel punto le emozioni non sono più trasportate dai pensieri, ma sei tu che riesci a dare il giusto peso ai propri pensieri senza farti trasportare, o rovinare da loro.”


Quali sono i benefici che hai potuto notare?
“Mi ha aiutato molto a imparare a conoscermi: riuscivo a capire i miei stati d’animo prima di poter esplodere. Mi aiuta a scaricare la tensione e riesco a concentrarmi meglio sul momento presente: se ho una cosa da fare la faccio, canalizzando la mia attenzione solo su ciò che devo fare.”

La via del fare è l’essere.


Si parla molto di consapevolezza di sé. Cosa significa per te?
“Significa essere pienamente coscienti di ciò che si fa e si pensa. Personalmente la considero una specie di figura, un mentore interno, che riesce a guidarti nel momento presente; riesce a farti a scattare la consapevolezza di ciò che è più salutare per te e ciò che non lo è, soprattutto sul piano dei pensieri. Sono capace di distinguere quali pensieri sono più nocivi, e quali sono benevoli per la mia anima, consentendomi a dare il giusto peso a ognuno di essi. Dare la giusta importanza ai pensieri non è così scontato, anzi spesso viene a mancare perché i pensieri negativi riescono ad avere la meglio nella nostra testa. Ciò non esclude il fatto di vivere momenti brutti e negativi, perché anche quelli fanno parte della vita, solo che si riesce a concepirlo come un momento, un passaggio con annesse scosse emotive, che terminerà e da ne trarremo qualcosa di positivo.”

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