L’EMANCIPAZIONE DELLA PRINCIPESSA

Come le figure femminili delle fiabe si sono evolute insieme al mondo. 

Per anni generazioni di bambine sono state cresciute seguendo la regola d’educazione della Principessa, anni fa nelle scuole era presente come materia scolastica “educazione domestica”, materia dove le piccole donne in questione imparavano a cucire, a tener in ordine la casa e le buone maniere. 

Le fiabe molto spesso portano i nomi delle protagoniste, ebbene sì, protagoniste. Protagoniste donne. Viene da pensare che esse siano eroine, combattenti attive, artefici del loro destino, ma la metà delle volte, le protagoniste dipendono quasi del tutto dall’azione del uomo, che ogni volta interviene per salvarle dal mondo. 

Ogni volta queste protagoniste vengono descritte come bellissime ragazze, gentili, molto buone, molto oneste e leali, ma essenzialmente sono “incapaci”, soprattutto incapaci di salvarsi da sole. 

Differenti invece, le figure maschili, che vengono sempre rappresentate come indipendenti, forti, determinate. 

Ma quindi le donne che reagiscono nelle fiabe chi sono? 

Le fate che puntualmente sono sbadate e buone, un po’ inutili quasi e le streghe che invece sono cattive e ribelli, ma comunque…cattive. 

Gli stereotipi sessisti assorbiti durante l’infanzia sono i più duri a morire, in quanto, il cervello dei bambini in questa fase è estremamente plastico quindi più ricettivo agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno, ma comunque sprovvisto degli strumenti necessari a filtrare le informazioni di cui viene bombardato. 

Le fanciulle descritte nelle fiabe classiche sono indiscutibilmente belle, dedite alle faccende domestiche, che vedono come un compito che spetta per natura a loro e che portano a termine senza lamentarsi, pur sognando di essere liberate. Sono gentili, educate, sensibili, sfortunate sognatrici. In tutti i casi bramano il “vero amore” e sono invidiate dalle donne brutte e cattive che popolano la loro storia, proprio perché vissute come rivali nella conquista di questo. Che puntualmente è il “miglior partito” del paese.  

Il messaggio che queste storie urlano è che: la donna non può aspirare a grandi imprese perché l’unico obiettivo della sua vita, l’unica strada per la felicità possibile per lei,  è trovare l’amore e che il mezzo per riuscirci, sia esclusivamente la bellezza.

Questo vale per Biancaneve, Cenerentola e La bella addormentata nel bosco… le cose iniziano a cambiare con La bella e la bestia. La protagonista di questo racconto, infatti, non è solo bella e buona ma è anche istruita, ama leggere e …rullo di tamburi, pensa con la sua testa senza curarsi di quello che pensano gli abitanti del suo villaggio. A differenza delle eroine classiche rifiuta il “miglior partito” del suo paese, perché pur sognando il “vero amore” vuole scegliere qualcuno che sia davvero compatibile con lei

Alla fine si innamorerà della bestia, (che per magia si trasformerà in un meraviglioso principe).

Se vogliamo leggerla con un occhio poetico possiamo anche dire che è l’amore in questo caso a rendere belli. E sembrerebbe anche che questa fiaba ci insegni andare oltre alle apparenze. 

Se vogliamo leggerla però in termini più realistici e attuali verrebbe da pensare che Belle abbia la speranza e forse pretesa di soccorrere la Bestia: la sindrome della “crocerossina”. Sindrome tipicamente femminile, che ci convince che basti amare a sufficienza una “Bestia” per trasformarlo in un bellissimo “principe” e ci spingono a colpevolizzarci se la trasformazione non avviene. Ma non è compito della donna salvare e trasformare il proprio uomo e non è rispettoso per se stesse accettare di avere accanto una persona non compatibile con noi, sperando che cambi per amore, o cercando in ogni modo di farlo cambiare.

Se è vero che molte persone cambiano per amore, è anche vero che cambia solo chi decide effettivamente di cambiare. 

Per fortuna le fiabe si sono evolute e con queste anche le storie e le loro connotazioni, che hanno deciso di andare al passo con i tempi. Un esempio di stravolgimento dei ruoli per eccellenza è Shrek,  dove la protagonista Fiona scardina tutti gli stereotipi legati alla femminilità e il protagonista l’orco Shrek è ben distante dall’immagine del bel principe azzurro. Ma lo stravolgimento maggiore dei canoni e stereotipi fiabeschi è il finale della fiaba, dove addirittura la protagonista sceglie di non sciogliere l’incantesimo e restare un orco insieme a Shrek, suggerendo la rivoluzionaria idea che il “brutto” non debba per forza essere anche “cattivo”. 

La sfida odierna si focalizza sul realizzare nuovi mondi fantastici a cui i bambini delle nuove generazioni possano trovare ispirazione per vivere la vita vera. Più adeguati forse al mondo odierno. Un mondo fantastico dove uomini e donne riescano a collaborare in quanto entrambi artefici della propria vita. 

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