La chiamavano EMPATIA

L’arte del comprendere l’emozioni.

“La capacità di mettersi nei panni degli altri, è una delle funzioni più importanti dell’intelligenza. Dimostra il grado di maturità dell’essere umano.” Augusto Curiy

Ma quando si parla di empatia non si parla solo della capacità di mettersi “nei panni di” o come dicono gli inglesi “in your shoes”; ma si basa su una relazione di scambio, in cui l’individuo mette in secondo piano la sua percezione personale della realtà, per cercare di capire l’esperienze e espressioni dell’altro, facendo capire alla persona interessata che questo processo è compiuto.

Il termine “empatia” deriva dal greco “en-pathos” e tradotto significa “sentire dentro”.

Già Platone e Aristotele erano consapevoli del processo di immedesimazione si attivava nell’arte e nel teatro, tra spettatore ed eroe tragico. Il pubblico e il protagonista (attore), soffrivano insieme, diventavano un tutt’uno.

Fu la psicologa americana Norma Feshback ad individuare per la prima volta le componenti dell’empatia.

La capacità di decodificare gli stati emotivi degli altri, assumere un ruolo e la prospettiva dell’altro sono abilità cognitive ; rispondere affettivamente alle emozioni degli altri è un’abilità che riguarda la sfera emotiva del cervello.

Il cuore che non si stacca dal cervello

Quando si parla di empatizzare stiamo parlando di un processo che coinvolge sia cuore che cervello, nonostante ciò quando si parla di empatia è bene sapere che dobbiamo considerare due tipologie:

EMPATIA COGNITIVA

Si parla di empatia cognitiva come capacità di percepire la prospettiva di un’altra persona per comprenderne i pensieri, l’emozioni, le azioni. Infatti, si intuisce il pensiero dell’altro, anche senza implicare necessariamente una condivisione emotiva. Possiamo riassumerlo, ad esempio, con un “capisco quello che stai vivendo”.

EMPATIA EMOZIONALE

Per empatia emozionale si intende la risposta emotiva che deriva dalla consapevolezza che l’emozione condivisa proviene dall’emozione dell’altro: provare ciò che l’altro prova. Grazie all’empatia riusciamo a percepire lo stato emotivo dell’altro, la “qualità” del suo vissuto, lo stato d’animo dell’altra persona. Possiamo riassumerlo, ad esempio, con un “ho provato quello che provi tu e so come ti senti”.

Gran parte del mondo scientifico considera l’empatia come una predisposizione, un tratto della personalità o un’abilità che si possiede dalla nascita. Possedere una buona disposizione empatica, vuol dire essere dotati di uno strumento relazionale importante, nei ruoli professionali e sociali.

L’empatia è alla base di ogni comunicazione efficace, è un ascolto attivo privo di giudizio, in cui chi parla sente di essere realmente compreso e accettato.

Ma si può diventare più empatici o è un’abilità esclusivamente ereditata dalla nascita?

La riposta è sì, ci si può “allenare” la mente all’empatia.

Alla base c’è l’ASCOLTO, che non vuol dire semplicemente “stare a sentire”, vuol dire prestare attenzione a vari aspetti della conversazione, ai bisogni che l’altro sta esprimendo, per cercare di entrare in contatto con la sua sfera emotiva, mettendo in pausa pregiudizi, giudizi e valutazioni.

Una persona che non sa ascoltare se stessa, difficilmente riuscirà ad ascoltare gli altri.

Per comprendere l’emozioni altrui è necessario saper riconoscere le proprie, brutte o belle che siano. Riconoscere l’emozioni è il trampolino di lancio per saperle gestire e saper mantenere il controllo della propria emotività, sul modo di reagire a ciò che ci accade e sulla capacità di capire e comunicare i propri sentimenti agli altri.

Più prospettive si hanno, più si vede il mondo meglio.

Per sviluppare le capacità empatiche bisogna interagire con diverse persone, guardare e cogliere aspetti della vita diversi, quindi è bene interagire anche con le persone con cui si ha poco in comune.

Ma quindi è così importante sviluppare l’empatia?

Si se si pensa che la nostra incapacità di capire il punto di vista degli altri, le loro esperienze, i loro sentimenti sono alla base del pregiudizio, della disuguaglianza e del conflitto….che l’empatia sia l’antidoto a tante brutte situazioni?

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