L’effetto benefico della follia


Stare chiusi in casa per più di quaranta giorni ci pone molto spesso a confrontarci con il possibile rischio di diventare pazzi.

Difatti chi di voi non ha mai pronunciato una frase simile a “sto impazzendo” durante la costrizione forzata in casa?

“Il senso di solitudine e di impotenza di fronte alle forze della natura e della società, rendono insopportabile l’esistenza. Si diventa pazzi se non si riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno.”
Ho qualcosa da dirti – Kureishi

La follia da cosa deriva? Che cosa significa impazzire? C’è differenza tra essere folli e impazzire?

Se è un rischio diventare pazzi, la stessa cosa non si può dire per chi abbraccia la follia, quale escamotage prezioso dalla normalità.

Che differenza c’è tra follia e pazzia?

La differenza sta nella consapevolezza di se stessi e delle proprie azioni.

Per follia si intende la mancanza di senno ma parallelamente all’esistenza di un criterio di giudizio.

Un folle non riesce ad adattarsi agli schemi della società, fregandosi delle regole sociali per assecondare i propri ideali, le proprie regole morali, o semplicemente i propri istinti.

Il folle si distingue dalla massa nelle proprie azioni, ed è così che gli riesce essere consapevole della propria identità.

Essere folli significa essere originali.

Anche il pazzo manca di senno, ma completamente, è privo di un senso del giudizio ed è inconsapevole delle proprie gesta, agendo senza motivo e senza controllo.

Stare perennemente chiusi in casa comporta inevitabilmente ritrovarsi a compiere gli stessi passi, le stesse gesta ogni giorno, ed essere così intrappolati nella monotonia dei movimenti quotidiani.

La condanna a ripetere piccoli gesti uguali ogni giorno è incompatibile con la natura del nostro essere: una natura irrefrenabile, in costante movimento, fisico e intellettuale. “Vita motu constat” dice Aristotele, intendendo che la nostra esistenza é un continuo movimento.

Ci limitiamo a fare piccole passeggiate nel proprio comune, guardare sempre le stesse cose, fare sport al chiuso online, credendo che ciò possa sostituire una lunga passeggiata in montagna, lungo il ponte, o una serata in disco.

Siamo persone con una energia tale che di certo la costrizione forzata ci danneggia. Siamo in grado di esplorare un mondo, e di fare grandi cose. Scoprire l’America, scalare l’Everest, intraprendere il Cammino di Santiago, andare sullo spazio, sono la prova del nove di tale energia. E chissà a quante altre cose ci porterà il nostro costante movimento.

Una cosa è certa: la natura dell’essere umano è pura dinamicità e ciò contrasta aspramente con i limiti impostici.

Eppure lo facciamo. Teniamo ai nostri cari, così come teniamo ai cari del prossimo, che può essere un nostro amico. Ci sentiamo in dovere morale di tutelare il prossimo. È l’unico fatto a cui si aggrappa la mia fiducia nell’umanità (senza offesa).

Quindi siamo costretti a stare in casa il più possibile (chi più, chi meno, zona rossarancionegialloblu). Impazziamo perché è contro natura. Chi ce lo fa fare? Il nostro senso del dovere da bravi cittadino in una evoluta democrazia dalle radici invischiate con la Chiesa?

Impazziamo se non ci concediamo un margine di follia.

Erasmo da Rotterdam colse bene l’effetto benefico della follia quando scrisse, impersonando la Morìa stessa, che è portatrice di allegria e spensieratezza; si auto compiace della sua natura divina e della sua immensa utilità all’essere umano: essa è insita nell’essere umano, senza non esisterebbe l’atto d’amore e la procreazione, ci sarebbero difficili le relazioni interpersonali e mancheremmo di autocompiacimento (l ‘amor proprio) […] .

Avete presente quelle azioni prive di ragionevolezza, mosse dalla pura gioia, in risposta alle quali scappa una grossa risata o un sorriso?

Quando ci si mette a ballare in qualsiasi occasione, muovendo braccia, anche e gambe, fingendo di andare a ritmo ma senza assecondarlo nei propri movimenti, e finendo così per muoversi alla rinfusa con una qualsiasi canzone di sottofondo.

Quando si esce di casa in pigiama perché non importa cosa pensa la gente.

Quando con voce psicopatica si esplode dalla gioia con un “ma quanto sei bello?” riferendosi a un akita, senza riguardo per ciò che potrebbe pensare il padrone.

Quando si incontra una persona mia vista e ci si comporta come se fosse l’amico della vita, lasciando cadere ogni barriera.

Non pensare alla conseguenze è da folli.

E allora grazie a Dio esiste la musica, con cui scatenare il corpo laddove sia difficile la dinamicità; la socialità, che ci permette di stimolare la mente tra una chiacchiera e una risata insieme a persone di diversa età, genere, etnia, ideologia; e la follia che ci strappa dall’insensatezza di questo periodaccio e della vita intera. Perché, a meno che voi non siate degli ottimisti tossici, condividerete, con buona probabilità, che la vita fa schifo (ma è bella).

“Bacco si avvicina alla follia. Ripulisce l’animo dalle preoccupazioni, ma lo fa per un tempo breve (il vino prima o poi viene smaltito e le ansie ritornano).
La follia procura un più completo ed efficace beneficio. Riempie la mente per mezzo di una specie di perpetua ebbrezza, di gioie, piaceri, di esplosioni di allegria, e per di più senza alcuna fatica.”
Elogio della follia – Erasmo da Rotterdam

Essere privi di ragionevolezza, ogni tanto ci distoglie dalla noia e dalla banalità del quotidiano. È uno strumento immancabile, alla portata di tutti, meno che i saggi, e dovremmo sfruttarlo a nostro beneficio per quanto più sia possibile.

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