Detox your fashion

Il termine fast fashion è ormai entrato a far parte del nostro vocabolario quotidiano; se n’è parlato nell’articolo precedente “Fast Fashion, mia madre, i cambi armadio”; si è data una definizione di fast fashion, che ribadire non fa certo male; con questo articolo cercheremo di rendere noto il suo grave impatto, e fornire qualche consiglio per uno shopping consapevole.

Il fenomeno della fast fashion è nato negli anni ’90; esso indica l’industria che in soli 15 giorni porta capi d’abbigliamento a immagine e somiglianza dell’haute couture, direttamente nelle più grandi catene di negozi di abbigliamento.
La logica di base è mettere a disposizione di comuni mortali come noi capi che riflettano l’alta moda delle passerelle.

Quando ancora non era nata la macchina da cucire a motore era inconcepibile poter produrre, in un tempo così limitato, una vasta quantità di capi; di conseguenza il loro tempo di consumo era decisamente più lungo: si comprava e difficilmente dopo 15, 30 o 90 giorni, si rendevano disponibili nuovi prodotti, pronti ad essere assaliti da compratori ossessivo- compulsivi. A ragion di logica, lo spreco, derivante dal loro consumo e la loro produzione, era assai minore rispetto a oggi.

Con la nascita delle macchine da cucire a motore, lo sviluppo economico e tecnologico ha permesso di avviare produzioni in serie, che nel settore dell’abbigliamento richiedevano sempre più operai che lavorassero alle macchine da cucire.
Nacquero, così, le prime sweatshops (fabbriche sfruttatrici) dove non c’era minima traccia di tutela del lavoratore: assenza di sicurezza, di un salario minimo, di un orario di lavoro massimo. Oggi, 2020, situazioni del genere esistono ancora laddove i paesi non sono pienamente sviluppati; è qui che le grandi industrie del fast fashion approfittano del basso costo del lavoro, seppur consapevoli delle misere condizioni dei lavoratori.

Oltre che un grave impatto sociale, la fast fashion ha un ruolo attivo nel diffondere la cultura dell’usa e getta dell’abbigliamento. Lo shopping non è più un’occasione straordinaria in cui puoi comprare il pezzo che desideri da una vita, e per cui hai risparmiato a fatica; è diventato, piuttosto, una forma di intrattenimento legata al dover essere sempre alla moda: ma essere sempre alla moda implica non utilizzare più i capi che non lo sono più, ovvero, nel caso della fast fashion, quelli di 15 giorni fa.

Eccoci giunti al problema. La fast fashion ha un impatto ambientale bestiale: si buttano due tonnellate e mezzo di vestiti al secondo, il che, considerando che la maggior parte di essi sono composti di polimeri (nylon, viscosa, poliestere), è come buttare plastica; lavare capi del genere significa far disperdere microfibre nell’acqua, nella bocca di tanti pesci e tartarughe; per restare in tema di H2O, lo spreco dell’acqua dell’industria della fast fashion nel 2015 era del 20% del mondo; per non parlare del CO2, che genera un’impronta ecologica di portate maggiori di quelle degli aerei.

Alla luce di fatti e dati così sconfortanti, non resta che agire consapevolmente adottando un modello eco-sostenibile di shopping.

Ecco un paio di consigli:

  • cercate sempre di comprare vestiti di un colore basic o che stiano bene con la vostra palette: un colore semplice ha sicuramente molte più probabilità di durare nel vostro armadio, piuttosto che quel rosa antico e scarnato che avete usato solo una volta, ma vi aveva colpito a primo impatto;
  • prediligete il vintage: la moda torna sempre di moda; cercate tra i negozietti, i mercatini, o nell’armadio della nonna (a volte si nascondono pezzi unici), oppure online (Asos Marketplace e Depop). Guardate da magazine di decenni fa, e lasciatevi ispirare dalla vintage wave;
  • guardate sempre la composizione di un pezzo d’abbigliamento: se entrate in un negozio e siete indecisi su cosa comprare, guardare l’etichetta dei prodotti può essere un ottimo criterio di valutazione (DEVE ESSERLO);
  • prediligete i negozi locali piuttosto che le grandi catene: oltre a pezzi eco-friendly, troverete il capi unici e ricercati che contribuiranno a sviluppare il vostro personale stile;
  • riciclate i regali sgraditi donandoli a chi può apprezzarli;
  • sfidate i vostri amici e voi stessi a non comprare capi per un mese, due e tre;
  • prediligi la consegna standard: la consegna in un giorno significa spedire i prodotti con mezzi diversi da quelli usati per la consegna standard, e ciò si traduce in doppio impatto sull’ambiente;
  • sapete che ci sono piattaforme con cui barattare i propri vestiti e accessori? Swap party è un’app innovativa che consente lo scambio e il riciclo di vestiti che non utilizzate più, con un relativo trade-off positivo;
  • fate sapere ad amici e famiglia che siete contro la fast-fashion: impedirete loro di farvi regali sgraditi;
  • prima di comprare un capo, chiedetevi se lo userete spesso o raramente: nel secondo caso, non comprate!
  • non abbiate paura di rimettere la camicetta con cui gli amici vi hanno visto la scorsa settimana: perché 1)difficilmente se ne accorgeranno e 2)l’idea che non si debba fare è solo uno schema mentale da dover buttar via dalla propria testa;
  • non buttate vestiti: donateli ai meno fortunati!

CHE IL FASHION DETOX INIZI!


6 Replies to “Detox your fashion”

  1. Completamente D’accordo con te!! Ho l’armadio pieno di abiti che non uso e spesso mi dispiace perchè mi dico che non cera bisogno di aquisti cosi compulsivi 😔

    1. Esserne consapevoli è il primo passo. Chi non è così d’altronde? Fortunatamente ci si può evolvere e cambiare in meglio quelle cattive abitudini 🙂 Grazie della lettura!

  2. Bell’articolo, bella scrittura, bei pensieri, bell’illustrazioni…questo blog sta continuando ad evolversi!! Continuate cosi!! Vi leggo sempre ❤️❤️❤️

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