FAST FASHION,MIA MADRE, I CAMBI ARMADIO

I cambi armadio li fa ancora qualcuno? Io sì.

Mi piace riordinare i vestiti, è un modo per riordinare i pensieri e dividerli in cassetti e scompartimenti. La giacca che usavi quando avevi 12 anni viene ogni anno stipata in una bustona sotto vuoto, -tanto da farla sembrare non più una giacca ma un insaccato- accuratamente in fondo all’armadio; viene poi ricoperta da altre giacche -vestite da insaccato anche loro-, fino a che l’armadio adibito al “cambio stagione” non inizia a incrinarsi in avanti talmente è pieno.

A quel punto, la fatidica frase di mia madre, “ma almeno gli abitini di H&M che non metti da una vita…buttali!!”

E proprio qui volevo arrivare, cari lettori, perchè solo quelli di H&M? E invece il completo di sartoria lei lo tiene ancora lì, imbalsamato, come se dovesse servirle da un momento all’altro, quando saranno vent’anni che è nella stessa imbalsamatura.

Siccome sono affetta da lettura dipendenza e curiosità eccessiva, ho deciso di andare a cercare il fenomeno su internet e mi sono imbattuta invece in una categoria del mondo fashion ben distinta:

quella del Fast Fashion.

La definizione che troviamo sul web è questa: “Settore dell’industria dell’abbigliamento che produce collezioni ispirate all’alta moda ma messe in vendita a prezzi contenuti e rinnovate in tempi brevissimi.”

Proseguendo la mia breve ricerca sul web, sono capitombolata tra le recensioni e il riassunto di un libro che ha suscitato interesse in molti capi oltre al mondo fashion. Dal titolo “Fashionopolis: the price of fast fashion and the future of the clothes” ( il prezzo della moda veloce e il futuro dei vestiti), l’autrice Dana Thomas analizza rischiosamente da vicino il mondo del fast fashion, facendoci capire che cos’è realmente questo mini (che poi tanto mini non è) mondo all’interno del immenso universo della moda.

“È l’abbigliamento realizzato in grandi quantità e alla velocità della luce venduto a prezzi stracciati in migliaia di negozi in tutto il mondo – scrive –. Copiano la moda dei top designer e ne realizzano una versione economica. Hanno un modello di business incentrato sull’economia di scala ed è per questo che ci ritroviamo inondati di vestiti (ottanta miliardi all’anno)”

Non serve un grande sforzo di immaginazione per capire che dietro a un cambio velocissimo delle collezioni a dei prezzi così competitivi c’è  in realtà una mano d’opera pagata a stento, strutture inquinanti per via della scarsa qualità delle materie di produzione utilizzate.

Arrivati a questo punto, la domanda sorge spontanea: perchè questo difetto di qualità delle materie di produzione non si traduce in una reputazione negativa per il Fast Fashion in Italia?

Perchè il Fast Fashion ha letteralmente cambiato le nostre abitudini di consumatori e le aspettative nei confronti di un capo d’abbigliamento.

Il ciclo di vita dei vestiti rispetto a vent’anni fa, si è dimezzato, il consumatore medio oggi giorno compra il doppio dei vestiti. Inoltre il target principale a cui si rivolge il Fast Fashion è giovane, fedele al brand più che alla qualità di esso, e molto più parsimonioso.

Pare però che il vento del cambiamento stia soffiando.

Già dal Settembre 2019, 32 importanti nomi della moda hanno firmato il “Fashion Pact” impegnandosi a rivedere i processi produttivi dei prodotti e a diminuire l’impatto ambientale.

I consumatori invece pare che stiano diventando più attenti e consapevoli.

Secondo Dana Thomas sarebbe importante, non solo compare meno vestiti e dare più valore alla qualità, ma anche utilizzare cicli di lavaggio a temperature basse e con centrifughe meno forti, per evitare di danneggiarli.

Che sia il momento della svolta? Chissà, intanto io gli abitini di H&M li tengo, metti mai che arriva un altra pandemia globale e non so cosa mettermi?Cara mamma, certi rischi, io non li corro!

Palmetta.

 

 

2 Replies to “FAST FASHION,MIA MADRE, I CAMBI ARMADIO”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *