MEvsFANTASMA

Scusate se ho fatto passare del tempo miei cari lettori ma, ahimè, mi son laureata.

Questo implica che da oggi in poi i refusi non dovranno più esserci, ma io mi affeziono alle cose quindi eliminarli completamente sarà una grande sfida.

E proprio di sfide oggi vi voglio parlare. Ce l’ho fatta. Non pensavo di riuscirci. Sembrava utopia. Ma evidentemente se ce l’ho fatta io, allora ce la fanno davvero tutti.

Torniamo alla serietà di cui mi piace riempire i miei scritti.

Fine.

Ok, basta. La smetto.

Ho un sacco di cose da raccontarvi e non so da dove iniziare.
Inizialmente ho quasi pensato di non scrivere più, ma è così liberatorio che alla fine ho detto “magari divento pure brava”.
Ma torniamo alle nostre sfide, avete mai avuto l’impazienza che finisca qualcosa, una situazione, un compito da svolgere, qualcosa che vi pesava fare o che semplicemente vi costava fatica e sacrificio? La mia sensazione attuale è un mix tra il sollievo di aver finito e l’ansia di dover ricominciare (non che io abbia mai avuto problemi con i nuovi inizi eh..).

Le sfide a volte ci servono. Servono a capire cosa vogliamo dalla vita o addirittura cosa non vogliamo. A volte ci aiutano anche solo a capire che, le idee chiare, non le abbiamo mai avute e magari, mai le avremo.

Le sfide ti mettono davanti ai tuoi limiti, ti danno una pacca sulla spalla e ti dicono “ora faccela lo stesso”. Sono faticose, spesso dolorose ma essenziali. Soprattutto se nel nostro “taccuino dei buoni propositi” per l’anno nuovo abbiamo inserito la voce: crescere.

Sono sempre stata una persona poco competitiva, ma spesso mi ritrovavo in scomode situazioni composte da sfide malsane da me create o da altri. Questo mi ha insegnato che nella vita ci sono battaglie che vale la pena combattere e altre che invece vanno lasciate lì.

Spesso la sfida sta nel saper lasciar perdere le cose che tanto non cambieranno. E con questo non voglio dire “sediamoci tutti sul divano e aspettiamo che la vita ci travolga con tutte le sue stronzate”eh. Capiamoci.

Guardavo il mare e mi chiedevo fino a che punto si estendesse la linea dell’orizzonte davanti ai miei occhi.
L’uomo seduto sulla panchina del lungo mare era anziano, ma ben curato.
Il volto stanco.
Doveva aver lavorato tanto nella sua vita, teneva le mani, ormai usurate dal tempo, incrociate sul petto.
Gli occhi erano coperti da un cappello in paglia, la camicia bianca, semplice, probabilmente di cotone faceva trasparire una t-shirt bianca anche questa. I jeans blu e il mocassino marrone rendevano quell’uomo un personaggio di un altra epoca.

A prendere in mano le sfide sbagliate, tendiamo a rovinare le cose per tutela, poi, di noi stessi.
Ci ritroviamo a dubitare di chi ci vuole davvero bene e stringere rapporti con chi invece non si preoccupa mai per noi.

Il valore della fiducia è un valore che sicuramente abbiamo perso, nessuno si fida più di niente.
In un certo senso fa bene, mantenere la propria fiducia sotto vuoto fino a quando non troveremo la persona di cui poterci fidare davvero, ma qui il problema è diverso.

Quello a cui mi riferisco io è la tendenza a non farsi più volere bene dalle persone.
C’è questa moda del menefreghismo.
Che viene confuso con l’amor proprio. “Sono superiore alla tua causa”.
Io mi sento diverso perché faccio cosa diverse.
Non è vero, probabilmente chi è davvero diverso dagli altri non è contento di trovarsi in una situazione tale.

Molta gente si deprime ad aprire i social perché ha la percezione che la gente faccia un sacco di cose magari rispetto alla vita che fa lui, quando in verità non è vero sui social la gente si dimentica di trovarsi davanti a persone reali che pubblicano, pensano e fanno cose poco distanti da quelle che probabilmente fanno tutti. Cambia l’immagine, il modo di presentarsi ovviamente è il bello del web. Sul web puoi essere chiunque se vuoi e tutti ti crederanno.

(Scusate se faccio sempre riferimento a situazioni virtuali ma è l’argomento che ha determinato 3 anni dei miei studi, inoltre nel 2018 penso che siano esempi fruibilissimi.)

Torniamo alle sfide.

A volte mi fa più paura essere completamente libera di scegliere, che seguire uno schema predefinito. Come quando finisci certi capitoli della tua vita, ti laurei e tutto cambia. A volte, anche in meglio. Il cambiamento a volte mi spaventa, più che il cambiamento la libertà di poter sbagliare di testa mia mi spaventa. E’ una presa di responsabilità in più.

Non sai mai dove la strada decide di portarti finché non scegli te che direzione prendere.

Abbiamo un ruolo importante nel flusso del nostro destino.
Le nostre decisioni ne determinano il percorso.

E’ come fosse un quiz televisivo dove per scegliere che porta aprire devi rispondere a una domanda, ogni domanda corrisponde a una porta diversa con un premio diverso. Sicuramente tra quelle porte ci sarà anche il premio dei tuoi sogni, se punti a questo, come nella vita; dovrai trovare un modo per raggiungere la porta corretta scegliendo le risposte giuste. Nella vita però si hanno dei vantaggi che nei quiz però non si hanno, come ad esempio, la possibilità di procedere per tentativi ed errori.

Le sfide, anche e soprattutto quelle che perdiamo, ci danno la possibilità di imparare qualcosa.
Ci danno delle skills, delle qualità in più da applicare nella nostra vita. E probabilmente un sfida vita può solo darti la conferma, di averla acquisita quella capacità non certo di impararne di nuove. O meglio, non c’è lo stimolo.

Compiango quelle persone che non hanno la fiamma negli occhi, la sfida di arrivare da qualche parte. Ringrazio le mie migliori amiche M e C per questo, sono state le prime persone in cui ho visto brillare qualcosa negli occhi davvero. E mi sono sentita a casa, come loro. Per gli adulti è un altro discorso, i miei genitori a volte, col senno di poi, mi sembrano surreali per le sfide che loro stessi hanno accettato.

Non sembra ma a volte cadere ti insegna a rialzarti, a rialzarti più forte. Più consapevole, più sicuro del tuo percorso consapevole degli errori che farai, che ormai non temi più, perché ormai hai imparato. Hai imparato a vivere la vita con leggerezza che non vuol dire menefreghismo o superficialità, ma vuol dire con scacciare ogni moscerino che ti passa davanti inutilmente. Perché ormai apprezzi quello che hai tu, non gli altri. Perché siamo belli perché siam diversi tutti. Perché sennò sarebbe tutto noioso.

Vi lascio con un augurio, crescete, fatelo bene, coltivate godendovi la vita, per coltivare qualcosa non bisogna necessariamente sentirsi in prigione. Non abbiate paura di navigare certi mari, se non siete nati alberi è perché potete decidere dove andare e dove stabilirvi.

E ora uscite di casa che come disse il buon vecchio Jova: esisto, sono qui, non sono un fantasma!

palmetta design -02

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *