Se dico quello che penso ho meno followers, uffa.

Semina.

Innaffia.

Raccogli.

Di nuovo.

Semina.

Innaffia.

Raccogli.

Di nuovo.

E così noioso come le cose a volte debbano essere perfettamente ordinarie per funzionare.

Solo che mi annoio troppo io a seguire le routine. Insomma, la vita è lunga…perchè non posso scegliere di fare cose diverse ogni giorno?

Disegnare i cerchi alla perfezione è difficile. Molto difficile.

Rischi di creare degli ufo schiacciati o delle belle patatonzole a bozzetti.

Nelle scienze sociali all’interno della teoria dei sistemi, alcuni sistemi hanno proprietà che permettono di determinare i propri stati internamente, mediante un processo circolare (come i cerchi, sì) che costituiscono in modo indipendente l’ambiente esterno.

Di cosa sto parlando? Perché faccio la figa con tutti questi terminoni astrusi? Perché in verità non è niente di difficile. Ho solo preso la definizione di Autoreferenza da Treccani e l’ho copia-incollata qui.

E già la dice lunga.

La strada per far parlare bene gli altri di te , però, è ancora più lunga.

Proprio per questo motivo cari amici, c’è gente che preferisce iniziare il percorso, partendo con delle scorciatoie.

Infatti, come facciamo quando nessuno parla di noi? O ancora peggio ne parla male?

Ve lo racconto io che son tuttologa, iniziamo con il distinguere due atteggiamenti:

La giustificazione. 

Ci giustifichiamo, niente di più banale. Diamo le nostre motivazioni sulla questione, i nostri punti di vista, cerchiamo di aggiustare la situazione.

L’autoreferenza. 

Se nessuno parla bene di me, perché non parlare bene io di me stesso?

Perché se gli altri già ti buttano il loro schifo e disapprovazione addosso è logico levarsela dalle spalle.

E invece….no. Rischi di sembrare un po’ coglione.

L’autoreferenza è la classica frase payoff sopra una bibita che sa di candeggia: “bevila è buonissima” , facevano prima a scriverci sopra “mi hai dato dei soldi? ora la bevi”

Come potete pensare che la gente parli bene di voi, se tanto perdete la metà del tempo a farlo da soli? A dire quanto siete abili e bravi e belli e buoni.

Poi puntualmente, all’atto pratico…chi si loda s’imbroda.

Purtroppo il buon Dio ha donato a noi delle capacità, delle skills, da mettere utilizzare quando più ne sentiamo il bisogno.

Mi spiego meglio.

La gente, poi, si crea delle aspettative.

Mi spiego ancor meglio per i più difficoltosi: se la tua bibita fa schifo, è meglio non scriverci sopra “buonissima”, magari va meglio un “freschissima”(sempre che non sia una bibita calda eh!) 

A volte la sincerità non è una brutta cosa. Incredibile ma vero, provare per credere.

Ma torniamo alle nostre aspettative sulle persone.

Mi sono sempre avvicinata a persone che si autoreferenziavano.

(e qui ci aggiungerei un bestemmione di sottofondo)

Un po’ per fiducia, un po’ per stupidità.

Mi sono accorta che in verità quelli che perdevano tanto tempo ad ascoltarti e a propagare consigli, non volevano il mio bene, volevano il loro.

C’è un finto altruismo che lega le persone: l’altruismo autoreferenziale. 

Esistono anche qui, due tipi di altruismo: quello sincero, e quello, appunto; autoreferenziale.

Autoreferenziale nel senso che non ha l’obbiettivo ultimo dell’altruismo: fare del bene PER gli altri. Noi siamo buoni più per noi stessi che per gli altri.

Questo vuol dire che faccio del bene, perché almeno sono a posto con la coscienza. La mia, personale e soggettiva coscienza.

Magari faccio anche del bene, ma non è quello il fine ultimo. E questo spesso fa una grandissima differenza.

Le autoreferenza sono quelle cose che mi fanno scrivere sul blog, mi fanno constatare (a me stessa) che scrivo bene e poi davanti allo specchio magari mi elogio anche con un “brava palmetta!” 

Ma siccome non sono una persona dotata di molta autostima, ho ben pensato di aspettare che venissero gli altri a dirmi che in effetti “non fai così schifo” (son soddisfazioni comunque, agli albori non bisogna mai disdegnare…ricorda cosa ti dicevano gli adulti quando avanzavi del cibo: i bambini in africa mica ce l’hanno) e tu non sei Stephen King quindi vola basso e porta a casa.

Già tanto se qualcuno si spreca a cliccare sulle tue sponsorizzazioni.

Sfrutto questo post per dare due consigli spassionati a questi (finalmente posso dirlo che bello) : finti lavoratori, figli di papà a cui il sistema prima o poi darà un bel calcio in culo e rispedirà tutti sotto la gonnella di mammà (a qualcuno è già successo).

L’unico posto in cui le referenze probabilmente sono fatte da altri: la mamma.

Quindi, vorrei dare davvero due dritte ai miei lettori.

Che, per fortuna, mi pare di capire;non siete stupidi. Sennò non mi leggereste oppure vi indignereste a ogni post e sareste lì a far critiche di merda e poco costruttive (conosco i miei polli).

Consiglio numero uno, le referenze quando ci si comporta bene davvero, arrivano sicuramente. Inutile auto inventarsi di essere super bravi, super empatici o super e basta.

Vale anche per i maschietti, se ci dovete provare con una bella ragazza…non fatelo, noi ragazze siamo crudeli. E partite svantaggiati.

Consiglio numero due, se per caso vi venisse mai in mente di fare autoreferenza, scegliete cose non opinabili. La metà della gente che conosco che si autoproclamava amica di tutti, in armonia col mondo e dal pensiero aperto o non si è dimostrata tale o è molto criticata.

Sempre meglio evitarle le critiche e farsi i cavoli propri. Lasciate che siano gli altri a parlare di voi, sia nel bene che nel male, le parole senza azioni non valgono molto.

E ultimo consiglio (anche se è il terzo) , non sfiduciate completamente del mondo -come spesso capita a me- non sono tutti scemi e idioti per fortuna.

Le persone intelligenti, di solito sono disinteressate a certe cose.

Il pettegolezzo muore alle porte di un orecchio(e cervello) intelligente. 

E sopratutto se è pettegolezzo non preoccupatevi, le bugie han davvero le gambe corte per un motivo. 

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3 Replies to “Se dico quello che penso ho meno followers, uffa.”

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