Entusiasmologia

Scrivo di getto.
Ho scoperto da poco questo mio sfogo che placa la mia lingua, troppo lunga, troppo schietta, troppo sincera.
La mia è una lingua che spesso non piace.
Sembra che non ci siano filtri, Invece ci sono. Eccome.

A volte spaventa il coraggio di certe persone. A me spaventa il mio.
Forse troppo, a volte, anche fuori luogo.
Solo che sono così fragile a volte con le parole.

E la gente è così tagliente, che sento le parole della gente arrivarmi dritte al petto ed entro in modalità di difesa.

Ma io ho un potere.
Ho imparato a rigenerarmi.
Come le code di lucertola. Io pian piano, rinasco sempre di più.
Ho sparso del gilletter sulle mie ferite e sono uscita in strada, nuda e struccata, ma glitterata.

Ho imparato che con la scrittura, posso vomitare tutto quello che sono i miei “pensieri sporchi”.
I pensieri ingombranti.
I pensieri scomodi.
I pensieri che tutti noi custodiamo segretamente, o che, semplicemente non vogliamo proferire.

Mi sento un rapper senza musica, flow e beat.

Ma anche io vomito il loro stesso cibo e usiamo la stessa arma: parole.

 

Proiettili così invincibili le parole, se, usate bene.
E quindi via di getto.
È come avere un’ammiraglia sotto il culo.

Voli.
E tu, alla fine un po’ sei preso dalle cazzate che scrivo, intendo.
T’immedesimi nel personaggio.
Anche se in verità tu un blog non lo leggi a priori perché è da sfigati.

Però dai, alla fine se sei arrivato fin qui è perché un po’ incuriosito sei.
Perché tratto quelle verità scomode ma delicatamente.

Come il detergente intimo “Chilly” alla menta ( e ci risiamo, posso citare sui blog?!).

Ti rinfresca, ma cavolo, ti va a fuoco la patata subito dopo.

Scrivere, ti purifica il pensiero.

Te lo fa vedere nero su bianco.
Ti fa tornare indietro a correggere gli errori.

A correggere la grammatica, la punteggiatura, la forma. Se scrivi a mano, puoi cambiare anche la calligrafia.

A differenza della vita, che t’impone col passato, di imparare qualcosa solo a danni fatti.

Quindi scrivere è un po’ come fare un respiro e guardare avanti. Liberatorio.

Il passato spesso ci fa soffrire, perché diciamolo: se non è il nostro presente è perché non ci faceva star bene.
Non bisogna dimenticarlo, ma usarlo per ricominciare. Da capo. Con meno errori.

Non importa se non ti sentono, tu urla lo stesso.
Non importa se cadi, perché è così che si impara a rialzarsi.
Non importa se non ce la fai, perché sarà ancora più bello quando ce la farai.
Non importa se ti esplode la testa o il cuore, lascia che esplodano.
Se devi dire qualcosa dilla perché la vita a volte è corta, a volte no.
La verità e che non siamo troppo diversi per quanto distanti.

Abbiamo bisogno di parole, di confronti, di azioni.

Abbiamo bisogno di condivisione.

Di ritrovarci in qualcuno, che non siamo noi, per dire che andrà tutto bene.
Per quanto mi riguarda ho giornate no e giornate si come potrebbero averle Britney Spears o Papa Francesco.
Per questo so che non devo avere paura.
Non siamo poi così diversi.
8 miliardi di persone e alla fine chi più chi meno, si nasce con due braccia e due gambe e due occhi e una bocca e sinceramente, non mi sento tanto diversa dal mondo.

 

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